Durante i periodi di emergenza epidemiologica COVID-19, allo scopo di evitare assembramenti tutte le prestazioni vengono effettuate tramite prenotazione

Emergenza COVID-19: durante i periodi di emergenza epidemiologica, allo scopo di evitare assembramenti tutte le prestazioni vengono effettuate tramite prenotazione

Cari uomini, abbiamo un problema

Cresce il numero delle donne che subiscono violenza. Cresce anche il numero delle donne che vengono uccise. Delitti che si consumano spesso in ambito familiare e per i quali ormai da tempo abbiamo imparato a usare la parola femminicidio. La sentiamo rimbalzare nei tg, nelle radio, nelle pagine della cronaca locale. Racconta di Rossella, Deborah, Clara, Ilenia… Si accompagna ai volti e alle storie di donne che gli uomini non volevano amare ma possedere. Donne uccise perché volevano andarsene o perché volevano decidere per se stesse. Assassinate da uomini proprio perché donne. 

Eppure qualcosa sta cambiando se ci sono uomini che decidono di metterci la faccia e di ammettere che sono loro, i maschi, ad avere un problema con la violenza. Ne nascono un appello, che si può sottoscrivere online all’indirizzo www.abbiamounproblema.it, e un invito a ritrovarsi in Piazza del Popolo a Roma il prossimo 8 marzo. Obiettivo: far crescere la consapevolezza tra gli uomini e il loro impegno per cambiare radicalmente una società che ancora non riesce ad amare le donne. 

133449486 151e2501 ca7f 47a9 9715 7040eee618e4

Il testo ha tra i primi firmatari i segretari generali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil Ivan Pedretti, Piero Ragazzini e Carmelo Barbagallo. Un’iniziativa che parte dal sindacato ma non ha bandiere perché riguarda tutti gli uomini, come si legge nel testo:

Abbiamo un problema. Il problema è la violenza maschile contro le donne e non possiamo più fare finta di niente. Perché siamo noi uomini i violenti, non ci sono scappatoie. È una violenza strutturale che ha radici profonde e tante facce, il femminicidio è solo quella più estrema e più visibile. Vive nelle azioni quotidiane, nel lavoro, nella società, negli stereotipi e nella cultura, in famiglia, nel rapporto di coppia. La parità di genere perde di senso se si trasforma in un artificio retorico dietro al quale ci nascondiamo e ci mettiamo a posto la coscienza. Dobbiamo uscire dal torpore e dall’indifferenza dei nostri pensieri e delle nostre intenzioni. Come uomini dobbiamo metterci la faccia e rompere quel silenzio assordante nel quale siamo colpevolmente avvolti. Deve arrivare per noi il tempo della consapevolezza e della responsabilità. E di una modifica radicale della società, che è ancora profondamente patriarcale, sessista e maschilista.
Per chi c’è, per chi vuole, ci vediamo il prossimo 8 marzo in Piazza del Popolo a Roma dalle ore 14. 
Anche se ci crediamo assolti, siamo tutti coinvolti!

Previous Post
Next Post