Durante i periodi di emergenza epidemiologica COVID-19, allo scopo di evitare assembramenti tutte le prestazioni vengono effettuate tramite prenotazione

Emergenza COVID-19: durante i periodi di emergenza epidemiologica, allo scopo di evitare assembramenti tutte le prestazioni vengono effettuate tramite prenotazione

LA RIELLO CHIUDE LO STABILIMENTO DI VILLANOVA DI CEPAGATTI NELL’ANNO DELL’ ECOBONUS CALDAIE

90 LAVORATORI SOTTO SHOCK

Nella giornata del 1 settembre la Riello Spa, del gruppo di società Carrier Global Corporation, ha comunicato alle Organizzazioni sindacali e alle sue rappresentanze la volontà di chiudere il sito di Villanova di Cepagatti e l’avvio immediato della procedura di licenziamento collettivo di 71 lavoratrici e lavoratori nonchè il trasferimento di 19 addetti alla ricerca e sviluppo nella sede di Lecco e Legnago.

La notizia, piovuta come un fulmine a ciel sereno, nell’anno dell’ecobonus caldaie, ha lasciato tutti sbigottiti per la mancanza totale dei segnali tipici di un’azienda in crisi. I sindacati avevano lanciato un allarme nel mese di agosto, poco prima della chiusura per ferie, periodo nel quale la Riello aveva lasciato a casa dall’ oggi al domani 49 lavoratori in somministrazione. Fino al mese di luglio la produzione è stata corposa e in costante aumento, il settore di ricerca e sviluppo ha incessantemente contribuito all’introduzione di nuove tecnologie e gli operai hanno lavorato fino a coprire tre turni. In tale contesto la scelta scellerata di chiudere è incomprensibile.

Il piano industriale della multinazionale mostra chiaramente come la produzione del Plant Abruzzese non cesserà ma verrà solo frammentata e divisa. La costruzione degli scambiatori passerà a Legnago, la carpenteria pesante a Volpago e ovviamente, come in un noto clichè’ l’ attività di assemblaggio delle caldaie sarà trasferita in un sito in Polonia.

A nulla è servito che lo stabilimento abruzzese sia stato capace di produrre, modificare e sviluppare prodotti innovativi, la Riello ha deciso di implementare i suoi stabilimenti del nord e di esportare lavoro all’estero, impoverendo un territorio già martoriato. La multinazionale ha specificato nel testo della procedura il suo “carattere strutturale e definitivo”. Altrettanto forte è stata la risposta delle Organizzazioni sindacali che hanno chiesto il ritiro immediato della procedura e hanno indetto dalla giornata di oggi lo sciopero. Da lunedì 6 settembre ci sarà il presidio permanente davanti lo stabilimento.

Alessandra Tersigni – Sergr. Gen Fiom Cgil Pescara

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